Dendrobium Chrysotoxum 31/03/2012
31 Marzo 2012 DENDROBIUM CHRYSOTOXUM di Claudio Frenez Se mi conosci... mi compri! Sono stato uno dei primi dendrobium a varcare la soglia della serra/veranda di Claudio. Attorno a me c'erano alcuni miei stretti parenti, un paio di kingianum, un densiflorum, un nobile ed un piccolo insignificante dendrobium abberrans (non so nemmeno che fine abbia fatto! Sarà morto?). Comunque posso dire che ormai mi sono ben ambientato, con Claudio ci conosciamo a vicenda, (tenesse spenta la radio in inverno... Lo sa che sono nel periodo di riposo!!). Per star bene voglio abbondanti annaffiature e fertilizzazioni adeguate durante tutta la mia stagione di crescita (primavera-estate). Questo trattamento farà sì che le mie nuove vegetazioni crescano forti rigogliose. Se mi conosci, sai che con l'abbassarsi delle temperature dovrai diminuirmi le annaffiature ma non sospenderle completamente, in effetti sono una specie non a foglia caduca, mantengo l'apparato fogliare! In autunno, quando vedo Claudio riportare in veranda le specie più freddolose... mi assale il panico da rientro... io voglio restare ancora fuori! Almeno fino a 10°C di minima! Ed ora voglio anche più luce... Che cavolo!! E poi... Non azzardarti ha darmi la neanche benchè minima fertilizzazione! Quest'estate sì che ho fatto il pieno!! Mi godo il sole autunnale, le fresche notti di settembre, ora sono al riparo da eventuali piogge... Insomma me la sto godendo! Sempre con un occhio al panorama e l'altro al termometro... Attento Claudio! Non vorrai mica scordarmi fuori al gelo?! Ora all'estrerno siamo in pochi: un cymbidium, le signorine coleogyne, un paio di dendrobium parenti stretti ed uno che si definisce "nobile", mah... Se mi conosci, sai che ora sarà il caso di rientrare, ferie finite! Notti con 12°C di minima e Claudio non si è dimenticato di me. In veranda c'è il caos, parenti dappertutto! E il mio posto?? Quello dell'anno scorso? lo vedo, è libero ed è tutto per me! Una bella sistemazione: in alto, vicino alla luce e con un bel ventilatore per l'aria. Come vicina ho una grande ed esagerata coleogyne, di quelle schizzinose, che non sopportano il freddo! Però sta sulle sue... Se mi conosci, caro Claudio sai che per alcuni mesi (novembre-dicembre-gennaio) voglio e pretendo di esser lasciato in pace! Solo un po' d'acqua ogni tanto con una controllatina se quelle seccatrici di cocciniglie cotonose vengono a rubar la mia preziosa linfa. Ma basta così e roooonnn....rooonnnn....ronnnnn. Se mi conosci, sai che verso la metà di febbraio inizio a risvegliarmi, mi viene uno strano prurito, su, vicino alle foglie! I miei bottoni fiorali si svegliano! Ora un pochina di acqua in più, please! Grazie!! Uff, che palle stà coleogyne! Quest'inverno non ha mai smesso di crescere!! Si spostasse un po' in là!! Cavolo quanti steli!! Sono veramente un gran figo, nove grappoli di fiori gialli profumati di miele... Altro che nobile!! Se mi conosci, coltivami così anche il prossimo anno, in ferie d'estate, a riposo fresco e non secco in inverno. Al resto, ovvero quello che mi hanno insegnato i miei genitori, ci penso io. Con affetto, Dendrobium chrysotoxum. Caro chrysotoxum, sono ormai sette anni che assieme cerchiamo di capirci. Devo dire che dopo il primo anno tutto è andato per il meglio. Certo, per la tua giovane età non potevo pretendere fioriture spettacolari, due steli erano ampiamente sufficienti. Ora siamo cresciuti, io ho capito te, e tu hai perdonato qualche mio errore... Ed ora, con soddisfazione, ad ogni primavera ti vesti con uno splendido verstito giallo. Per questo, e per tutto quello che verrà, felice di averti incontrato. Claudio. 11 Comments Coelogyne Cristata 28/02/2012
28 Febbraio 2012 COELOGYNE CRISTATA di Claudio Frenez Croce e delizia degli orchidofili. Quando è in fiore, è uno spettacolo magnifico; questo è confermato dai tantissimi riconoscimenti concessi a molteplici cloni di questa specie. Cresce nelle alte montagne dell'India e del Nepal. È caratterizzata da pseudobulbi che, se ben coltivati, risultano gonfi, tondeggianti, dalle dimensione di un uovo. In inverno produce un'inflorescenza che, sviluppandosi molto lentamente, tra marzo e aprile dischiude diversi fiori, molto grandi, di un bellissimo bianco, interrotto solo da alcune creste gialle nel lobo medio del labello. Il suo habitat coincide con quello dei classici Cymbidium indiani a fiori grandi, per cui in natura riceve tantissima pioggia da maggio a settembre, ed in particolare a luglio ed agosto; con l'autunno si deve ridurre l'acqua e bisogna esporre la pianta al freddo; non deve essere bagnata nei mesi invernali, escluso qualche rara spruzzatura nel caso che gli pseudobulbi si raggrinzissero troppo. A questo punto dovrebbe essersi formato il getto floreale, alla base dello pseudobulbo. Questo getto rimane in quiescenza molti mesi, per cui non dobbiamo preoccuparci se non si sviluppa in modo rapido come in altre orchidee. Alla fine dell'inverno, comincia a crescere più in fretta, per aprire i fiori a marzo. È una pianta molto sensibile alle divisioni ed al rinvaso, per cui meno la si tocca e meglio è. Io la coltivo in un ampio cestino con fibra di cocco, che non richiede rinvaso frequente. Le sue radici fini, che entrano in riposo durante l'inverno, suggeriscono comunque un substrato abbastanza fine, che trattenga acqua durante l'estate, ma che nel contempo dreni molto bene; ad esempio un misto di bark di pezzatura medio-fine, perlite e sfagno. Si tratta di una bellissima orchidea che merita senza dubbio di essere coltivata. La mia collezione comprende diverse coelogyne alcune delle quali da serra calda ed altrettanto belle ma a mio parere la più bella fra questa specie è lei la coelogyne cristata. Ciao a tutti, Claudio. LYCASTE LASIOGLOSSA 31/10/2011
31 Ottobre 2011 LYCASTE LASIOGLOSSA di Claudio Frenez Ritorniamo dopo un po', ma con lo stesso entusiasmo, ad illustrare i metodi di coltivazione delle nostre orchidee in questa nostra apposita rubrica intitolata "Uno sguardo su…”. Come sapete questo spazio è aperto a tutti quanti vorranno condividere le loro fioriture ed illustrarci il proprio metodo di coltivazione, in modo da potersi confrontare (magari scoprendo che adottiamo sistemi diversi per la stessa la specie in questione!) Questo "Uno sguardo su…” è dedicato alla fioritura di una specie molto bella di orchidea, quella delle Lycaste, precisamente della Lycaste lasioglossa. Nella coltivazione di questa orchidea ho inizialmente commesso un paio di grossolani errori. Il primo è stato quello di non documentarmi in modo approfondito sulle esigenze di coltivazione della specie e sul gruppo di appartenenza della lasioglossa. Non sapendo questo, ho commesso il secondo grave errore: ho annaffiato durante il suo rigido riposo invernale. E così la stavo quasi perdendo per un gravissimo marciume radicale, con la conseguente perdita di uno pseudobulbo. Ma si sa che le orchidee ti perdonano qualche errore e non finiscono mai di stupirci per la loro voglia di vivere. Questa Lycaste è stata acquistata due anni fa da Roellke in occasione di una visita alla mostra di Guido De Vidi a Bussolengo (Flower), aveva quattro pseudobulbi e solo due foglie sull'ultimo. Dopo le vicissitudini invernali e i marciumi vari, ha avuto il suo periodo di riposo in primavera (anziché in inverno), a maggio con grande sorpresa ha fatto una nuova e bella vegetazione. Nel frattempo all'interno del vaso le piccole radici in crescita si davano da fare portando nutrimenti al nuovo arrivato. Durante l'estate è stata posizionata all'esterno senza sole diretto, annaffiature regolari con fertilizzazioni ogni due annaffiature. Due belle foglie stavano ad indicare il buono stato di salute. Per essere più precisi, devo dire che la pianta dopo un po' è stata spostata il un luogo nettamente più luminoso, questo per dare maggiore consistenza alle foglie che altrimenti tendono a spezzarsi lungo le nevature. A settembre il grande evento: sono spuntate sei infiorescenze, ma ad ottobre, al rientro in veranda, è subito marcito il bocciolo più maturo (evidentemente stava meglio fuori!). Gli altri però hanno continuato nella loro crescita, ed ora uno alla volta si stanno aprendo per una bellissima e duratura fioritura. Queste sono le orchidee, piante che sanno contraccambiare le amorevoli cure che dedichiamo loro, a patto però che non si ricommettano gli stessi errori… "Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”! Concludo con un rammarico, quello di non aver scoperto prima queste bellissime orchidee. In ogni caso sono già alla ricerca della Lycaste schinneri e della schinneri var. alba… fantastiche!!! Un Grandissimo saluto Claudio 23 Luglio 2011 STANHOPEA: "IL BELLO DELLA DIRETTA" di Claudio Frenez Finalmente verso la metà di maggio acquisto la mia prima Stanhopea. L'occhio allenato sceglie (fra le tante) l'unica con un accenno di stelo (poi risulterà anche più cara!), ma non importa, per una fioritura "certa" questo ed altro. In quei giorni approfondisco il metodo di coltivazione, tutto sommato semplice, nel quale si raccomanda di non far mai asciugare il substrato di coltivazione, solo eventualmente una diminuzione dell'acqua nel periodo invernale. Le fertilizzazioni devono essere bilanciate e regolari, inoltre l'orchidea ha bisogno di un costante movimento dell'aria . Diligentemente mi adeguo a quanto suggerito, constatando giornalmente la correttezza delle indicazioni: lo stelino cresce , le radici rimangono attive e si allungano, nuove piccole vegetazioni spuntano dal bark. Tutto bene dunque! Passano i giorni, le settimane, passa anche l'indimenticabile "Orchids and Wine" 2011. Arriva giugno, luglio è appena iniziato e lo stelo è ormai uno stelone pendulo di una ventina di centimetri, che porta in cima quattro grossi boccioloni color panna. Lo annaffio, fertilizzo ed aspetto il fatidico momento, nel frattempo preparo ben carica la macchina fotografica. Si arriva così al 10 luglio (caldissimo), ventilatori accesi quasi ininterrottamente ed i boccioloni sempre più grossi, sempre più tendenti al giallino. MA NON SI APRONO??? Mi chiede costanemente Franca, io da "esperto" la rassicuro, ma non sono affatto tranquillo, vedo i boccoli maturare ma senza aprirsi. 13 luglio ore 7,30. Alle 8 mi aspettano, e devo ancora nebulizzare le zattere in veranda e le vanda appese all'esterno. In veranda niente è cambiato, zattere assetate (fin troppo), do un saluto alle violacee ed un'occhiata di traverso ai boccioloni imbalsamati. La prima a ricevere acqua è proprio lei, la Stanhopea, quindi passo alle zatterine sulla destra. Franca da sotto mi urla "Novità???". No, niente novità. Passo alla zattere di sinistra .... finito. Un'ultima occhiata... e cosa vedo ??? Un bocciolone aperto a metà, ma come?.... così di colpo ???? Franca arriva di corsa ... assieme vediamo un ulteriore scatto dei petali nel gesto di aprirsi, nel frattempo il secondo bocciolo si sta gonfiando a vista d'occhio, fino ad aprirsi in un secondo. Io devo andare! Ma caspita, proprio ora doveva accadere??? Franca con il cellulare mi tiene costantemente informato sull'evolversi della faccenda: dopo cinque minuti si apre il terzo, altri 5 minuti e sono tutti aperti. Sento attraverso il cellulare l'emozione di Franca nel descrivermi la cosa, ecco che esclama: "Ora sono tutti completamente aperti, che spettacolo!". Proprio così, uno spettacolo! I fiori lo sono per il loro inebriante profumo e per la loro particolarità, ma è l'evento stesso che ci ha regalato l'emozione impagabile di poter vedere in venti minuti uno dei più grandi spettacoli che la natura giornalmente ci regala . Il cartellino indica "Stanhopea jenishiana", ora con l'aggiunta "prima fioritura 13 luglio 2011". Tutto è stato così bello che non vi dico nemmeno quanti giorni sono durati i fiori, non si può avere tutto no? Un saluto Claudio. ORCHIDS AND WINE 2011... GRAZIE! 09/06/2011
Orchids and Wine 2011 si è concluso nel migliore dei modi, ed è arrivato il momento di esprimere la nostra riconoscenza a tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento di questo bel successo. Il nostro grazie va innanzitutto alle numerosissime persone che sono venute a trovarci, così attente ed entusiaste! Agli espositori che hanno arricchito l'evento con le loro orchidee migliori ed ai coltivatori hobbisti che ci hanno stupiti per la qualità delle piante messe in mostra. Ringraziamo in modo particolare Guido Diana, per la preziosa competenza di giudice nell'assegnazione di ben 45 medaglie AIO (Associazione Italiana di Orchidologia), e Guido De Vidi di Orchids Club Italia, per la generosa collaborazione e i magnifici esemplari esposti. Ma non possiamo certo dimenticare i nostri soci ATO, che hanno lavorato ad organizzare l'evento, e tra questi coloro che hanno costruito con abilità e pazienza il grande vascello, l'originale scenografia che ha ospitato le orchidee. Un rigraziamento anche agli organizzatori di Mezzocorona Expò a alla Cantina Rotari, che ci ha ospitato. Siamo veramente soddisfatti di questo risultato, frutto di un buon lavoro di gruppo e di tanta passione! L'unico rammarico? Che Joseph Warscewicz, il cacciatore d'orchidee, non abbia potuto ammirare la sua Cattleya gigante in fiore, collocata nell'esposizione in posto d'onore! Grazie ancora a tutti e... ARRIVEDERCI AD ORCHIDS AND WINE 2013 !!! Il direttivo ATO Invito a Orchids and Wine 2011 28/04/2011
Per il secondo anno consecutivo l’Associazione Trentino Orchidee vi invita a partecipare ad Orchids and Wine, mostra mercato internazionale di orchidee, che si terrà a fine maggio a Mezzocorna (TN). La nostra giovane Associazione è nata nel 2008 e nell’arco di tre anni è cresciuta, arrivando a contare quasi un centinaio di adesioni in Trentino ed anche in altre regioni d’Italia, ed è maturata proprio come un’orchidea sana e forte. Orchids and Wine costituisce il nostro fiore all’occhiello, è una manifestazione nella quale abbiamo deciso di investire molto: passione, tempo, energie, idee. Il successo di pubblico ottenuto l’anno scorso alla prima edizione, ci ha stimolati a riproporre quest’anno l’evento, ma non si tratterà certo di una semplice ripetizione. Uno dei cardini del nostro lavoro è infatti l’idea che si debba sempre fare di più, migliorare, offrire qualcosa di veramente nuovo e di culturalmente stimolante. Questo è proprio il cuore del nostro impegno: vogliamo offrire una mostra ricca e curata, ottime possibilità di acquisto, ma anche la possibilità di approfondire, imparare, di stupirsi e confrontarsi. Le mostre mercato internazionali sono molto importanti proprio perchè danno la possibilità anche ai piccoli appassionati hobbisti di inserirsi in un ricco flusso di informazioni e di idee, di confrontarsi con saperi ed esperienze che provengono anche da altre regioni italiane ed europee, di trovare piante particolari. Orchids and Wine 2011 offrirà al pubblico molto più di una grande mostra. Sarà possibile seguire gratuitamente un corso base sulla coltivazione delle orchidee più comuni tenuto da alcuni esponenti dell’ATO, ed introdotto da Guido De Vidi di “orchids.it”, uno dei massimi esperti italiani. E’ importante anche segnalare la presenza dell’AIO, Associazione Italiana di Orchidologia, con il presidente Guido Diana che si occuperà di valutare le orchidee esposte e di assegnare le medaglie AIO. Vogliamo infine ribadire l’importanza di essere presenti all’inaugurazione della mostra che si terrà venerdì 27 maggio, alle ore 19. I presenti potranno assistere ad un “evento nell’evento”, che li proietterà in modo del tutto originale nel mondo della natura e delle orchidee. Per ulteriori informazioni visitate il sito di Orchids and Wine: http://orchidsandwine.weebly.com/ L’appuntamento è dunque per l’ultimo fine settimana di maggio, a presto! Il direttivo ATO DENDROBIUM WARDIANUM 16/03/2011
16 Marzo 2011 DENDROBIUM WARDIANUM di Claudio Frenez Orchidea che è diffusa soprattutto in India, nella pedemontana himalayana del Sikkim e sulle colline della valle del Brahmaputra nell'Assam, ma anche più ad est in Birmania, nelle regioni montuose della Thailandia nord-occidentale e fino alla provincia dello Yunnan nel sud-est della Cina. La pianta vive solitamente epifita sugli alberi di foreste miste o decidue ad un'altitudine compresa fra i 1.000 ed i 2.000 m s.l.m., mentre in Cina cresce su pendii rocciosi e falesie. Questi habitat – seppur molto luminosi - hanno una costante copertura di nuvole da maggio ad ottobre. Si consiglia, quindi, di evitare in questi mesi di esporre la pianta al sole diretto. L'escursione termica è sempre molto ampia e può arrivare, addirittura, ai 15-18° C di differenza fra la temperatura max. diurna e quella min. notturna nei mesi fra dicembre ed aprile (max. diurna 28-22°C / min. notturna 7-10 °C), mentre in estate ed in autunno non scende comunque mai sotto gli 8 °C di differenza. Il tasso di umidità rimane sempre molto elevato in estate ed in autunno (circa 80%), mentre in inverno e primavera decresce gradualmente fino ad un minimo del 60%. Le precipitazioni sono quelle tipiche dei regimi monsonici, con inverni secchi e lunghe estati a grande piovosità (fino a 300 mm in settembre). Quando la pianta, verso aprile, riprende il suo ciclo vegetativo, si raccomanda di utilizzare un fertilizzante ricco in azoto per sei fertilizzazioni nell'arco di circa 45 gg., per passare poi ad usare per tutta l'estate un fertilizzante bilanciato. Per indurre la possibile fioritura fra gennaio e aprile, si dovrà passare poi ad un fertilizzante ad alto titolo in fosforo da utilizzare per quattro fertilizzazioni in un periodo di 60 gg. Il periodo di riposo parte da novembre e si protrae fino alle prime avvisaglie di fioritura. In questo intervallo si dovranno sospendere le fertilizzazioni e massimizzare l'esposizione alla luce e l'escursione termica esponendo le piante a delle temperature notturne di ca. 8-10 °C. Le annaffiature andranno sospese in favore di qualche rara nebulizzazione. Questo D. wardianum è entrato nella mia collezione tre anni fa, acquistato molto piccolo in occasione della mostra mercato di Planegg, in Germania. Nei primi due anni mi sono impegnato a farlo crescere ricreando e mantenendo le sue esigenze colturali e al suo terzo anno ha premiato i miei sforzi regalandomi una canna abbastanza forte e matura per arrivare alla sua prima fioritura di tre fiori che, rispettando le caratteristiche del D. wardianum, si sono fatti ammirare tutti i giorni per più di un mese. In questo momento sta crescendo una nuova canna che sto annaffiando e fertilizzando a dovere, sperando che nella prossima primavera mi regali altri dei sui splendidi fiori, che diffondono anche un leggero profumo. Un saluto, Claudio ANGRAECUM SESQUIPEDALE 14/02/2011
14 Febbraio 2011 ANGRAECUM SESQUIPEDALE anche detto “Stella di Betlemme” di Claudio Frenez Quando Charles Darwin nel 1800 scoprì nelle umide foreste del Madagascar questo bellissimo Angraecum, non potè fare a meno di ipotizzare che l'insetto impollinatore dovesse necessariamente avere una proboscide lunga tanto da poter raggiungere il nettare contenuto in fondo allo sperone, lungo ben 30 cm o più. In effetti solo dopo la sua morte fu scoperta una falena notturna, la "Xanthopan morganii", provvista di un apparato succhiatore abbastanza lungo da raggiungere il prezioso nettare. Si tratta di un esempio perfetto di dipendenza reciproca fra orchidea ed insetto impollinatore, e in questo rapporto esclusivo l'estinzione di uno porterebbe inevitabilmente all'estinzione dell'altro (almeno nei siti naturali di crescita). Il mio Angraecum, acquistato in occasione di Orchids and Wine 2010, è entrato dunque nella mia collezione circa un anno fa. E' rimasto tutta l'estate appeso ad una ramo di betulla, esposto alla stessa intensità di luce delle Cattleya e delle Wanda, ricevendo anche un po' di sole diretto nelle prime ore del mattino. Ho annaffiato e fertilizzato con frequenza tale da non lasciar asciugare troppo la corteccia in cui sono contenute le sue grosse radici, ed ho fatto molta attenzione a non lasciare ristagni d'acqua nelle ascelle delle foglie. Le temperature non devono mai scendere al di sotto dei 15°, ed al momento di ritirarlo in casa è necessario garantite anche per i mesi d'autunno/inverno la maggior quantità di luce possibile. Rispettando queste regole, nel tardo autunno vedremo spuntare uno stelo che può portare uno, due od anche tre fiori a forma di stella dal profumo intenso. La prima fioritura in veranda ha prodotto un profumo talmente forte da risultare quasi nauseante! Purtroppo però il mio povero Angraecum non sa che lo sforzo per attirare la falena “Xanthopan morganii” qui in Trentino è completamente vano... ma non è vana la mia grande soddisfazione nel vedere una delle più belle orchidee africane svilupparsi e produrre le sue stelle! Un saluto Claudio PHALAENOPSIS MANNII 23/01/2011
23 Gennaio 2011 PHALAENOPSIS MANNII (Rchb.f 1871) di Lia Nesler e Giovanna Eccher E’ una Phalaenopsis botanica di medie dimensioni, scoperta e raccolta per la prima volta dal tedesco Gustave Mann nel 1868 nella foresta himalayana. Questa specie è diffusa nelle foreste della regione indiana e del sud-est asiatico, dove trova il suo habitat ideale in altitudini comprese tra i 500 e i 1400 msl. Ciò la rende particolarmente resistente anche a temperature piuttosto basse (sopporta bene 7°C di temperatura minima, ma nel suo habitat naturale eccezionalmente la temperatura può anche scendere sotto zero). Le massime diurne, invece, si aggirano per tutto l’anno tra i 22 e i 32°C. In queste regioni l’umidità non scende normalmente sotto al 50% e durante la stagione delle piogge (estate) si arriva anche ad un tasso del 90%. La piantea cresce , epifita, a 4-5 metri dal suolo riparata dalle fronde degli alberi. Una pianta adulta di Phalaenopsis manii presenta in media 4-5 foglie ovali, dalla punta abbastanza acuta, di colore verde pallido, più o meno puntinato soprattutto verso l’attaccatura basale. In condizioni ottimali di coltivazione può produrre nell’arco dell’anno fino a 4-5 steli, anche ramificati, ognuno dei quali porta diversi fiori delicatamente profumati. Gli steli sono abbastanza corti e robusti in confronto al altre specie di Phalaenopsis, e i fiori hanno un caratteristico colore giallo ocra macchiato con punti e striature che vanno dal marrone al lilla. I petali, di forma affusolata e appuntita, sono molto carnosi e lucidi, la colonna è di un giallo molto intenso, mentre il labello può variare dal bianco al giallo. Nella nostra collezione di Phalaenopsis manni, la varietà "mahogani" e la “flava”, si sono rivelate tra le più generose. La coltivazione casalinga non è complicata. Nella nostra esperienza abbiamo notato che è importante è saper dosare correttamente l’umidità in relazione alla temperatura. Le annaffiature e le nebulizzazioni vanno molto moderate nei mesi invernali, quando le temperature minime in casa scendono anche a 16-17°C, e vanno gradualmente aumentate con l’arrivo della bella stagione. Nei mesi invernali è però necessario integrare la scarsa luce naturale, con qualche ora di luce artificiale. In estate le collochiamo all’aperto, in posizione ombreggiata e riparata dalle intemperie, dove le piante reagiscono molto bene, purchè si provveda ad annaffiare e concimare frequentemente, e a nebulizzare più volte al giorno. Abbiamo notato che le mannii sono tra le prime Phalaenopsis ad emettere gli steli e le fioriture si possono prolungare fino a un massimo di tre mesi. In commercio si possono trovare diverse varietà, tutte stupende, più o meno colorare e profumate. La nostra preferita è la Phalaenopsis mannii var. ”mahogani”, per il caratteristico profumo (un po’ affumicato) e per il colore particolarmente intenso e lucido. Consigliamo quindi a tutti di provare la coltivazione di questa botanica abbastanza facile, bellissima e generosa. Un saluto a tutti e buona coltivazione, Lia e Giovanna DENDROBIUM ABERRANS 27/12/2010
27 Dicembre 2010 DENDROBIUM ABERRANS Schltr. di Moser Ugo Questa adorabile miniatura appartenente al genere dei Dendrobium, sezione Latouria, è originaria della parte orientale dell’isola di Papua Nuova Guinea. Cresce epifita sui tronchi d’albero o tra il muschio e le felci nelle foreste, tra i 300 ed i 1.900 metri di altitudine, dove l’ambiente è caratterizzato da piogge durante tutto l’anno e da un'umidità elevata e costante. La pianta ha dimensioni molto contenute e compatte: gli pseudobulbi sono tondeggianti, di forma molto affusolata e possono raggiungere i 20 cm di lunghezza ed 1 cm di diametro. Sull'apice portano 2 o 3 foglie di forma ovale tra i 4 ed i 10 cm di lunghezza ed i 3 cm di larghezza. Le inflorescenze sono pendule e nascono dall’apice dei nuovi e dei vecchi fusti portando da 2 a 6 fiori di piccola dimensione, di color bianco scintillante o leggermente rosato, che possono raggiungere al massimo il centimetro e mezzo. La fioritura si concentra principalmente in inverno ma può avvenire anche durante tutto l’anno ed i fiori hanno una durata di circa 3 settimane. Può essere coltivato montato su zattera oppure in vaso, con un composto ben drenato che però garantisca umidità costante alla pianta. La pianta va mantenuta umida e concimata per tutto il periodo di crescita, non necessita di un periodo di riposo ma solo di una riduzione delle innaffiature e concimazioni subito dopo la fioritura. Il Dendribium aberrans sistemato in una posizione molto luminosa ma senza il sole diretto almeno per le ore centrali della giornata. si tratta di una pianta da serra intermedia: temperature minime notturne che possono scendere fino ai 13 gradi e temperature diurne tra i 18 e i 21 gradi. Ho acquistato questa interessante orchidea a Padova nel febbraio del 2009. La tengo ancora nel suo vaso originario con bark molto grosso che mi consente di mantenere il composto ben drenato. Attualmente la coltivo nella serretta, concimandola settimanalmente con un concime bilanciato (20-20-20), ma ho anche provato a coltivarla all’esterno nei mesi estivi e non mi ha dato nessun problema. Essendo provvista di pseudobulbi può contare su delle riserve proprie per sopperire a qualche leggera dimenticanza nelle annaffiature. Consiglio la coltivazione a tutti per le dimensioni ridotte di questa pianta che consentono di trovargli facilmente un posto vicino alle finestre nelle nostre case e per le soddisfazioni che saprà regalare in cambio delle poche cure che richiede nella sua coltivazione. Un saluto a tutti, Ugo | INDICE:All Come funziona?Per leggere i commenti cliccare su "Comments".
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