DENDRODIUM HETEROCARPUM 07/12/2010
07 Dicembre 2010 DEN. HETEROCARPUM di Claudio Frenez In questo periodo, appena metto piede in serra, vengo letteralmente inondato dal dolcissimo e indescrivibile profumo dei fiori di questo interessante e tutto sommato facile Dendrobium. In natura esso cresce nelle basse e medie foreste che dalla Cina, che si estendono fino al sud est asiatico, dall’Himalaya, al Nepal, alla Thailandia, al Borneo, e si innalzano dai 100 fino ai 1800 metri s.l.m. Si tratta di foreste primarie, cioè mature e quasi intatte, nelle quali gli ecosistemi conservano ancora un altissimo grado di biodiversità. Io coltivo quest’orchidea montata su zattera. In primavera ed estate annaffio abbondantemente con acqua piovana e fertilizzo una volta in settimana con un concime bilanciato della ditta Peters. Durante questi mesi le nuove vegetazioni, solitamente due, devono raggiungere la loro maturazione chiudendo l’apice vegetativo, solo così saranno pronte alla fioritura. Questa avverrà solo dopo che avremo sospeso le fertilizzazioni azotate a favore di quelle più ricche di fosforo, diminuito in modo graduale le annaffiature, e contemporaneamente aumentato l’esposizione luminosa. Delle leggere nebulizzazioni sulle canne saranno sufficienti a mantenerle abbastanza turgide, senza compromettere l’induzione a fiore. Sulla mia pianta i primi bottoni sono apparsi con temperature minime notturne sui 16/17 gradi e diurne sui 24. Da questo dato possiamo capire che il Dendrobium Heterocarpum non appartiene alla categoria che gradisce minime basse, come il D. nobile, ma preferisce delle temperature minime decisamente superiori. Con questi semplici accorgimenti riusciamo a ricreare le condizioni ideali per una sorprendente e profumatissima fioritura. Provare per credere! Un saluto, Claudio. Add Comment DENDROBIUM VICTORIAE REGINAE 24/11/2010
24 Novembre 2010 DEN. VICTORIAE REGINAE di Claudio Frenez Il victoriae reginae è un Dendrobium di dimensioni medio-piccole, che trova il suo habitat ideale sugli estesi altipiani delle Filippine, dove si possono raggiungere i 1600 m s.l.m. E' una pianta a foglie decidue, che produce i suoi fiori sulle canne vecchie, già in parte spoglie. Questa che vedete è la terza fioritura del mio victoriae reginae, che ho acquistato in occasione di "Orchids and Wine", quindi direi che l'orchidea ha confermato in pieno la sua fama d'essere assai generosa! E' montato su zattera ed è rimasto all'esterno da maggio (dove ha finito la prima fioritura) fino alla fine di settembre. Durante questi mesi ha sviluppato una nuova canna, che una volta matura è andata in fiore per ben due volte. Contemporaneamente sta sviluppando una nuova vegetazione ed un bell'apparato radicale, come deve fare naturalmente una pianta in periodo di crescita, ben annaffiata e ben fertilizzata. Ora sta in veranda, con minime notturne di 16° e massime diurne di 22. Provvedo a nebulizzare quotidianamente ed ho aumentato la quantità di luce, questa orchidea infatti gradisce una maggiore luminosità durante l'inverno e una situazione più ombreggiata in primavera ed estate. A fine fioritura si dovranno diminuire le annaffiature per un periodo di riposo invernale, facendo però attenzione a non lasciar mai seccare troppo, perché in natura queste piante vengono quotidianamente avvolte nelle nebbie mattutine, perciò un po' di umidità non deve mai mancare. I fiori blu-violetto tendenti all'azzurro-bianco durano a lungo, si formano ai lati degli pseudobulbi penduli, e sono davvero bellissimi. Così questo Dendrobium può entrare a buon diritto tra le orchidee-gioiello delle nostre collezioni. Un saluto, Claudio MAXILLARIA PICTA 02/11/2010
02 Novembre 2010 MAXILLARIA PICTA di Claudio Frenez La Maxillaria Picta (Hook 1832) è un'orchidea di medie dimensioni che ha come habitat principale la catena montuosa costiera nella parte sudorientale del Brasile, precisamente in tutta la fascia che va dallo stato di Espirito Santo, passando per Rio di Janerio, fino ad arrivare a Porto Alegre. Su queste montagne, che superano in più punti i 2000 m di altitudine, la Maxillaria picta vive nella maggior parte dei casi aggrappata ai rami più alti della vegetazione, sempre alla ricerca di luce. E' quindi un'orchidea prevalentemente epifita, ma occasionalmente e possibile incontrarla anche in habitat rocciosi (litofita). Le nebbie che avvolgono le cime creano un ambiente particolarmente favorevole e le permettono di vegetare bene. Gli pseudobulbi, che hanno forma conica-ovale e presentano solcature verticali, sono slanciati verso l'alto e portano una o due foglie ciascuno. Le foglie, lunghe e lanciolate, sono molto coriacee. La pianta è entrata a far parte della mia collezione nel novembre dell'anno scorso, acquistata in fiore all'esposizione internazionale di orchidologia “Varese Orchidea” da un coltivatore italo-francese. L'ho rinvasata dopo la fioritura e coltivata all'esterno da maggio a fine settembre, permettendole quindi di godere dell'escursione termica tra giorno e notte, di cui necessita. Essendo ancora una pianta giovane la fioritura non è stata delle più spettacolari: con ogni probabilità ha sofferto più del dovuto il rinvaso. I due fiori nati dall'unico nuovo pseudobulbo misurano circa 5cm e sono “double-face”: l'interno è completamente giallo, mentre la parte esterna (che si vede appena) è bianca con screziature bordeaux. Ora la Maxillaria è ben radicata e pronta per un nuovo ciclo vegetativo, questa volta però cercherò di aumentarle ulteriormente l'esposizione alla luce. Per il momento va bene così: mi ritengo soddisfatto anche di una “mini fioritura”, visto che si trattava di un'orchidea a me sconosciuta. Un saluto Claudio. PAPHINIA HERRADURAE 21/09/2010
21 Settembre 2010 PAPHINIA HERRADURAE di Claudio Frenez Si tratta di un'orchidea da tenere appesa, ma non tanto in alto, se vogliamo ammirare la sua fioritura. E' entrata a far parte della mia collezione quasi per caso, in effatti l'ho comperata senza sapere molto, non conoscevo il fiore e nemmeno il metodo di coltivazione. In internet non si trova molto ed anche gli esperti hanno pareri e consigli discordanti . Osservando le foglie si capisce bene che ama la penombra, io la definirei una semiterricola. C'è chi la coltiva in sfagno puro per mantenere il substrato sempre umido, io invece preferisco un substrato di pezzatura medio fine. Per il momento il mio sistema sembrerebbe buono, ma sarà il tempo a dire se va bene veramente... Un paio di mesi fa da uno pseudobulbo dell'anno scorso sono spuntati due steli, uno ora è in fiore, ma l'altro l'ho rotto quand'era lungo una decina di cm. Tuttavia il fatto non è grave, visto che in questi giorni ne stanno spuntando altri due. Aggiungo che sto molto attento a non bagnare le foglie, come ho imparato trattando zygopetalum, stanhopee e calanthe, e la fertilizzo regolarmente. Per il resto fa tutto da sola. Spero e mi auguro possa diventare un bell'esemplare, per il momento ammiro la sua prima fioritura mettendomi quasi in ginocchio. Un saluto, Claudio. FINE ESTATE A MEZOMBART 07/09/2010
L'ormai tradizionale esposizione di fine estate a Mezzolombardo ha riscosso un notevole successo di pubblico anche quest'anno. La mostra è rimasta a disposizione dei visitatori da venerdì 27 agosto a domenica 29 con orari veramente generosi (chiusura alle 23), in modo da favorire la massima affluenza. Ammiratissime le piante in esposizione: numerosi soci hanno presentato i loro esemplari più belli, e tra questi molti davvero eccezionali, con fioriture particolari o abbondantissime. Le foto postate nel forum testimoniano la qualità delle orchidee e indirettamente l'alta competenza acquisita dai nostri coltivatori. Un risultato certamente dovuto anche alla continua e appassionata opera di informazione che l'Associazione porta avanti nelle sue riunioni mensili e nei minicorsi che mette a disposizione di tutti. Ancora una volta l'allestimento delle ambientazioni realizzato dalla validissima e ormai sperimentata equipe formata dal Presidente e da alcuni soci particolarmente impegnati, ha destato l'ammirazione di tutti. E' stato ricostruito un ambiente verdissimo, arricchito dalla fontanella e da tante piante tropicali, che ha degnamente ospitato le nostre orchidee. A questi bravissimi “architetti orchidofili” va il nostro più sentito grazie. Un ringraziamento particolare anche ai soci che hanno gestito lo stand dell'Associazione e hanno avuto tantissimi contatti con un pubblico davvero ammirato e interessato. E naturalmente anche al pubblico che ci ha regalato tante soddisfazioni, e al quale diamo appuntamento per l'anno prossimo, con un'esposizione ancora più bella e più ricca! Il Direttivo LA TASSONOMIA DELLE ORCHIDEE 18/07/2010
18 Luglio 2010 LA TASSONOMIA DELLE ORCHIDEE di Roberto Mulargia In poche righe cercherò di fornire qualche superificiale cenno su come viene effettuata la classificazione delle orchidee, altrimenti detta Tassonomia, e qual è la maniera corretta di scrivere i nomi botanici. La conoscenza di queste nozioni non è necessaria per diventare un buon coltivatore di orchidee ma ritengo sia innanzitutto estremamente interessante e serva a soddisfare quella curiosità e esigenza di rigore scientifico che ogni orchidofilo possiede, più o meno consapevolmente. La classificazione riguarda tutti gli organismi viventi, dalle piccole muffe all'uomo, ma non ho né le competenze né il tempo per spiegare la tassonomia di ogni essere sul nostro pianeta. La logica di base della Tassonomia è quella di una generale classificazione, catalogazione: trovare caratteristiche comuni a diverse piante per raggrupparle in insiemi, partendo da quelli più generali per arrivare via via a insiemi sempre più ristretti. Mentre nei tempi passati si era soliti cercare le caratteristiche comuni nell'aspetto delle piante, negli ultimi anni ci si basa su parentele genetiche che permettono una classificazione più oggettiva, stabile e che può fornire informazioni sulla storia evolutiva della pianta classificata. Vengono comunemente chiamate orchidee quelle piante, considerate dai botanici tra le più evolute sulla Terra, appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae, la famiglia più vasta di piante che fioriscono (Angiospermae) dopo le Asteraceae o Compositae. La famiglia si divide in sottofamiglie, tribù, sottotribù, alleanze fino ad arrivare al genere, insieme più utilizzato in campo orchidofilo. Il genere forse più noto dagli orchidofili è Phalaenopsis a cui si affiancano Cattleya, Dendrobium, Cymbidium, Paphiopedilum e tanti, tantissimi altri. Abitualmente, se si parla di un'orchidea botanica, si è soliti accompagnare il nome del genere a quello della specie: una categoria inferiore che comunemente basta a identificare di che orchidea botanica si parla. Non tutti sanno però che un genere può essere diviso in sottogeneri, sezioni e sottosezioni che riuniscono specie dalle caratteristiche affini. È invece appena più noto che una specie si suddivide in diverse sottospecie, varietà e forme. Vorrei ora sottolineare la convenzione nella scrittura dei nomi scientifici. Tutti i nomi latini, senza eccezione alcuna, devono essere scritti in corsivo. La prima lettera di tutti i nomi inoltre deve essere maiuscola, con le sole eccezioni della specie che deve essere scritta in minuscolo e di alcune varietà che, se non derivano da un nome di una località geografica o di persona, devono essere scritte in minuscolo. È opzionale scrivere in seguito e non in corsivo il nome di chi ha scoperto o di chi ha descritto la pianta in questione in modo completo e l'anno. Ecco finalmente alcuni esempi: Phalaenopsis equestris var. aurea Maxillaria sophronitis (Rchb. f.) Garay 1958 Per approfondire considero il caso delle orchidee ibride. Come presumo si sappia la maggior parte delle orchidee vendute e coltivate come piante ornamentali non sono specie botaniche ma ibridi, a volte intergenerici (tra diversi generi) e a volte interspecifici (tra diverse specie nello stesso genere). Per scrivere correttamente il nome scientifico di un ibrido occorre scrivere i nomi dei parenti nella maniera corretta e frapporre semplicemente una x. Ad esempio, un ibrido intergenerico fatto con il polline di Phalaenopsis violacea fecondando un fiore di Phalaenopsis equestris si chiamerà Phalaenopsis equestris x violacea mentre se il polline viene dall'equestris si inverte l'ordine: Phalaenopsis violacea x equestris. Si indica con un x self l'autofecondazione di un fiore. Per concludere devo ricordare che spesso a un ibrido o anche a un particolare cultivar viene assegnato un nome proprio, o commerciale o per ricordare l'ibridatore o il coltivatore. Questi devono essere scritti in maiuscolo non in corsivo , solo i nomi delle cultivar devono essere preceduti e seguiti da una virgoletta singola. Consideriamo per esempio Phalaenopsis Lovely Kid = Phalaenopsis lobbii x parishii (ibrido interspecifico) oppure Phalaenopsis mannii 'Black' (clone). Con questo ho concluso, so che gli esperti del settore storceranno decisamente il naso davanti a queste spiegazioni ma il mio modesto intento è di condividere la mia basica conoscenza degli argomenti trattati con tutti gli interessati. Ref: TASSONOMIA *http://en.wikipedia.org/wiki/Taxonomy * http://en.wikipedia.org/wiki/Biological_classification * http://en.wikipedia.org/wiki/Taxon CONVENZIONI NELLO SCRIVERE I NOMI SCIENTIFICI * http://www.users.on.net/~gmcorbin/BOS/Articles/nomencl.html * http://www.habitas.org.uk/gardenflora/taxa.htm GASTROCHILUS JAPONICUS 05/07/2010
05 Luglio 2010 GASTOCHILUS JAPONICUS di Roberto Mulargia Sbrindrilla dal 31 luglio 2008, questa piccola orchidea giapponese riesce a farsi apprezzare per le sue doti di robustezza, generosità e fascino. In natura il Gastrochilus japonicus (Makino) Schltr. 1913 vive nelle isole asiatiche del Giappone e Taiwan, dove cresce a quote comprese tra i 500 e i 2000 metri sui rami di pini o di latifoglie. Questo particolare habitat, caratterizzato da una altitudine elevata e una latitudine insolitamente grande per un'orchidea epifita, suggerisce che questa specie predilige crescere a temperature medio-fresche con notevoli escursioni termiche sia tra giorno e notte che tra le diverse stagioni. La pianta si presenta come una miniatura monopodiale dalla crescita ordinata e regolare. Il fusto, la cui lunghezza offre una stima dell'età della pianta, è completamente avvolto dalle guaine delle foglie, spesse e rigide, di colore verde scuro e lunghe circa 6 cm. Da esso hanno origine anche le radici, mediamente spesse e rigide, e i corti ma relativamente spessi steli che crescono verso il basso. I boccioli non si aprono in successione ma quasi in contemporanea e, anche grazie al fatto che hanno origine nello stesso punto dello stelo, creano dei deliziosi grappoli di fiori. Il fiore, lungo approssimativamente 1,5 centimetri, ha petali e sepali arrotondati e di colore giallo chiaro; il labello è decisamente grande in proporzione alle dimensioni del fiore e ha una struttura e una colorazione molto particolari: la parte superiore, in prossimità della colonna, è di un rosso scuro molto intenso ed è seguito da una profonda cavità puntinata di rosso e da una parte inferiore caratterizzata da una macchia di giallo più intenso puntinato di rosso e da un bordo dolcemente frastagliato e ondulato. A un fiore così particolare non poteva che corrispondere un profumo altrettanto inusuale e piacevole, che ricorda l'odore della gomma di un palloncino. Viste le piccole dimensioni, la crescita ordinata e gli steli penduli, la coltivazione su zattera è sinceramente consigliata. Sebbene l'habitat di questa specie non possa essere definito propriamente tropicale, questa miniatura si adatta a una coltivazione con parametri di temperature e umidità adatti alle specie del sud-est asiatico, quindi un'umidità ambientale superiore al 60% e temperature comprese tra 14°C (anche 10°C) e 30°C. É richiesta un'illuminazione molto intensa: se si coltiva sotto luci artificiali è opportuno posizionare la pianta a una distanza opportunamente breve dalle lampade mentre se si coltiva sfruttando la luce solare è possibile esporre cautamente la pianta alla luce solare diretta, evitando in ogni caso le ore centrali delle stagioni più calde. Non è necessario nessun periodo di riposo e sono quindi gradite abbondanti innaffiature durante tutto l'anno. In una corretta coltivazione su zattera questa specie è assolutamente inattaccabile da crittogame né all'apparato fogliare né all'apparato radicale e risulta inattaccabile anche da afidi e ragnetto rosso. Ciò nonostante è doveroso scongiurare improbabili ma possibili attacchi di cocciniglia e di marciume del fusto che può essere causato, come per tutte le vandacee, da ristagni di acqua nelle ascelle fogliari uniti a una scarsa ventilazione. DENDROBIUM FALCONERI 19/06/2010
19 Giugno 2010 DENDROBIUM FALCONERI di Frenez Claudio Questo bellissimo Dendrobium mi è stato portato da Giovanna, ritornata da Orchids & More (in Germania) nel 2008, è una pianta che posseggo dunque da un paio d'anni. Trova il suo habitat naturale nella regione indiana, sulle prime pendici dell'Himalaya, ed in Thailandia dove vive epifita fino ad un'altitudine di 1800 mt prediligendo i ami leggermente ombreggiati in estate. La coltivo in veranda durante tutto l'anno. Fatta eccezione per i mesi di dicembre e gennaio, quando, per accentuare l'escursione termica diurna, la sposto per la notte in una stanza la cui temperatura si aggira tra gli 8° e i 10°C, per poi di giorno riportarla in veranda dove gode della stessa intensità di luce delle Cattleya. Durante questi due mesi il Den. Falconeri riceverà solamente un paio di nebulizzazioni, mentre le concimazioni si sospendono già da novembre. Tutto questo per cercare di rispettare le condizioni climatiche del sito naturale di crescita: inverno secco e luminoso (foresta che si defoglia aumentando l'intensità luminosa) e temperature notturne decisamente al di sotto dei 10°C. A causa di queste particolari esigente, la coltivazione di questa orchidea non è delle più semplici. Tuttavia, avendo a disposizione un ambiente fresco e luminoso per l'inverno, vale la pena di provarci, infatti secondo me il fiore di questo Dendrobium è semplicemente splendido! Un saluto tutti, Caludio ORCHIDS AND WINE: PREMIATO IL NOSTRO LAVORO 07/06/2010
Il grande successo di pubblico ha confermato in pieno le nostre aspettative. La mostra-mercato organizzata dalla nostra Associazione al Palarotari è stata una grande soddisfazione per tutti noi. Non è semplicemente il fatto che abbiamo avuto ben 15.000 visitatori, è soprattutto la consapevolezza di avere regalato alla nostra comunità (e non solo) tre giorni di gioiosa festa, tra colori e profumi, ma anche occasioni di serio approfondimento culturale sulle orchidee e la loro coltivazione. Il nostro impegno ha trovato una reale corrispondenza nell'interesse vivo del pubblico, che si è fermato, si è stupito, che ha partecipato, si è informato, ha seguito numeroso le nostre lezioni, e ha comprato. Siamo tanti, ed è stato bello vedere la collaborazione e la voglia di realizzare un sogno che inizialmente sembrava quasi irraggiungibile. I componenti del direttivo hanno dato tutto il loro tempo e la loro professionalità, ma avrete notato anche la presenza di tantissimi soci, impegnati agli stand nelle attività più diverse. È proprio vero, il lavoro collaborativo di molti, se ben coordinato, può dare grandi frutti... A detta di molti la grande esposizione centrale realizzata dall'Associazione ha superato ogni aspettativa, sia per le curatissime ambientazioni sia per numero e qualità di piante offerte in visione al pubblico. Ma anche la parte didattica, con i minicorsi di coltivazione e lo stand di "pronto soccorso" e rinvaso ha riscosso grandi consensi. Dopo aver incassato questo primo successo, ci sentiamo pronti per intraprendere altre avventure in futuro e ci sono già pervenute numerose richieste... Il nostro ringraziamento dunque va a tutti i soci indistintamente, che hanno saputo trasmettere passione e curiosità, ma soprattutto al nostro Presidente, l'instancabile Claudio, vera mente ideatrice e organizzatrice dell'evento. Un caloroso grazie anche a coloro che hanno voluto visitarci pur provenendo da località molto lontane e agli espositori che ci hanno dato fiducia nonostante stessimo muovendo i primi passi. Ci salutiamo dunque con un arrivederci, arrivederci alla prossima edizione, e nel frattempo: buona coltivazione a tutti! Il Direttivo ATO SMITINANDIA MICRANTHA 18/04/2010
17 Aprile 2010 SMITINANDIA MICRANTHA di Frenez Claudio Questa orchidea è una vandacea originaria dell'Asia Tropicale (Cina, India, Malesia), un piccolo gioiello che da alcuni anni fa parte anche della mia collezione. Puntualmente ogni primavera fiorisce con una trentina di minuscoli fiori rosati, che si aprono in successione su una spiga non più lunga di una decina di centimetri. Gli amanti ed estimatori delle radici in crescita, non si aspettino grandi cose da questa miniatura: a fine fioritura le radici riprenderanno ad allungarsi, ma non più di 5/6 mm. Questa infatti è un' orchidea a crescita molto lenta. Ama temperature piuttosto alte e quotidiane nebulizzazioni, non necessita di nessun riposo o rallentamento nelle bagnature, si fertilizza con regolarità per tutto l'anno ma con dosaggi minimi. Naturalmente un buon tasso di umidità ventilata è sempre fondamentale. Pur essendo una miniatura con i fiorellini “a prova di lente” (3mm x 3mm), trovo che la Smitinandia Micrantha sia un'orchidea interessante e carinissima. un saluto, Claudio | INDICE:All Come funziona?Per leggere i commenti cliccare su "Comments".
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