COME PARTECIPARE A "UNO SGUARDO SU..." Cari amici, se siete interessati a scrivere un articolo da pubblicare in "Uno sguardo su...", spediteci il vostro contributo al seguente indirizzo Email: atorchidee@gmail.com . Lo scritto potrà riguardare una specie o un ibrido non ancora trattato, una soluzione tecnica da voi predisposta (serrette, orchidari, metodi di coltivazione particolalri, ecc..), visite a serre e mostre-mercato, ecc.. e non dovrà superare le 500 parole. Il vostro lavoro sarà valutato (verrete contattati per eventuali aggiustamenti) e pubblicato seguendo un ordine che stabiliremo noi e che vi verrà comunicato. Se riceveremo più articoli sullo stesso argomento, gli scritti in eccedenza saranno archiviati e pubblicati nei mesi successivi o pubblicati insieme. Archivio: Uno sguardo su...LYCASTE LASIOGLOSSA 31/10/2011
31 Ottobre 2011 LYCASTE LASIOGLOSSA di Claudio Frenez Ritorniamo dopo un po', ma con lo stesso entusiasmo, ad illustrare i metodi di coltivazione delle nostre orchidee in questa nostra apposita rubrica intitolata "Uno sguardo su…”. Come sapete questo spazio è aperto a tutti quanti vorranno condividere le loro fioriture ed illustrarci il proprio metodo di coltivazione, in modo da potersi confrontare (magari scoprendo che adottiamo sistemi diversi per la stessa la specie in questione!) Questo "Uno sguardo su…” è dedicato alla fioritura di una specie molto bella di orchidea, quella delle Lycaste, precisamente della Lycaste lasioglossa. Nella coltivazione di questa orchidea ho inizialmente commesso un paio di grossolani errori. Il primo è stato quello di non documentarmi in modo approfondito sulle esigenze di coltivazione della specie e sul gruppo di appartenenza della lasioglossa. Non sapendo questo, ho commesso il secondo grave errore: ho annaffiato durante il suo rigido riposo invernale. E così la stavo quasi perdendo per un gravissimo marciume radicale, con la conseguente perdita di uno pseudobulbo. Ma si sa che le orchidee ti perdonano qualche errore e non finiscono mai di stupirci per la loro voglia di vivere. Questa Lycaste è stata acquistata due anni fa da Roellke in occasione di una visita alla mostra di Guido De Vidi a Bussolengo (Flower), aveva quattro pseudobulbi e solo due foglie sull'ultimo. Dopo le vicissitudini invernali e i marciumi vari, ha avuto il suo periodo di riposo in primavera (anziché in inverno), a maggio con grande sorpresa ha fatto una nuova e bella vegetazione. Nel frattempo all'interno del vaso le piccole radici in crescita si davano da fare portando nutrimenti al nuovo arrivato. Durante l'estate è stata posizionata all'esterno senza sole diretto, annaffiature regolari con fertilizzazioni ogni due annaffiature. Due belle foglie stavano ad indicare il buono stato di salute. Per essere più precisi, devo dire che la pianta dopo un po' è stata spostata il un luogo nettamente più luminoso, questo per dare maggiore consistenza alle foglie che altrimenti tendono a spezzarsi lungo le nevature. A settembre il grande evento: sono spuntate sei infiorescenze, ma ad ottobre, al rientro in veranda, è subito marcito il bocciolo più maturo (evidentemente stava meglio fuori!). Gli altri però hanno continuato nella loro crescita, ed ora uno alla volta si stanno aprendo per una bellissima e duratura fioritura. Queste sono le orchidee, piante che sanno contraccambiare le amorevoli cure che dedichiamo loro, a patto però che non si ricommettano gli stessi errori… "Sbagliare è umano, perseverare è diabolico”! Concludo con un rammarico, quello di non aver scoperto prima queste bellissime orchidee. In ogni caso sono già alla ricerca della Lycaste schinneri e della schinneri var. alba… fantastiche!!! Un Grandissimo saluto Claudio Add Comment 23 Luglio 2011 STANHOPEA: "IL BELLO DELLA DIRETTA" di Claudio Frenez Finalmente verso la metà di maggio acquisto la mia prima Stanhopea. L'occhio allenato sceglie (fra le tante) l'unica con un accenno di stelo (poi risulterà anche più cara!), ma non importa, per una fioritura "certa" questo ed altro. In quei giorni approfondisco il metodo di coltivazione, tutto sommato semplice, nel quale si raccomanda di non far mai asciugare il substrato di coltivazione, solo eventualmente una diminuzione dell'acqua nel periodo invernale. Le fertilizzazioni devono essere bilanciate e regolari, inoltre l'orchidea ha bisogno di un costante movimento dell'aria . Diligentemente mi adeguo a quanto suggerito, constatando giornalmente la correttezza delle indicazioni: lo stelino cresce , le radici rimangono attive e si allungano, nuove piccole vegetazioni spuntano dal bark. Tutto bene dunque! Passano i giorni, le settimane, passa anche l'indimenticabile "Orchids and Wine" 2011. Arriva giugno, luglio è appena iniziato e lo stelo è ormai uno stelone pendulo di una ventina di centimetri, che porta in cima quattro grossi boccioloni color panna. Lo annaffio, fertilizzo ed aspetto il fatidico momento, nel frattempo preparo ben carica la macchina fotografica. Si arriva così al 10 luglio (caldissimo), ventilatori accesi quasi ininterrottamente ed i boccioloni sempre più grossi, sempre più tendenti al giallino. MA NON SI APRONO??? Mi chiede costanemente Franca, io da "esperto" la rassicuro, ma non sono affatto tranquillo, vedo i boccoli maturare ma senza aprirsi. 13 luglio ore 7,30. Alle 8 mi aspettano, e devo ancora nebulizzare le zattere in veranda e le vanda appese all'esterno. In veranda niente è cambiato, zattere assetate (fin troppo), do un saluto alle violacee ed un'occhiata di traverso ai boccioloni imbalsamati. La prima a ricevere acqua è proprio lei, la Stanhopea, quindi passo alle zatterine sulla destra. Franca da sotto mi urla "Novità???". No, niente novità. Passo alla zattere di sinistra .... finito. Un'ultima occhiata... e cosa vedo ??? Un bocciolone aperto a metà, ma come?.... così di colpo ???? Franca arriva di corsa ... assieme vediamo un ulteriore scatto dei petali nel gesto di aprirsi, nel frattempo il secondo bocciolo si sta gonfiando a vista d'occhio, fino ad aprirsi in un secondo. Io devo andare! Ma caspita, proprio ora doveva accadere??? Franca con il cellulare mi tiene costantemente informato sull'evolversi della faccenda: dopo cinque minuti si apre il terzo, altri 5 minuti e sono tutti aperti. Sento attraverso il cellulare l'emozione di Franca nel descrivermi la cosa, ecco che esclama: "Ora sono tutti completamente aperti, che spettacolo!". Proprio così, uno spettacolo! I fiori lo sono per il loro inebriante profumo e per la loro particolarità, ma è l'evento stesso che ci ha regalato l'emozione impagabile di poter vedere in venti minuti uno dei più grandi spettacoli che la natura giornalmente ci regala . Il cartellino indica "Stanhopea jenishiana", ora con l'aggiunta "prima fioritura 13 luglio 2011". Tutto è stato così bello che non vi dico nemmeno quanti giorni sono durati i fiori, non si può avere tutto no? Un saluto Claudio. ORCHIDS AND WINE 2011... GRAZIE! 09/06/2011
Orchids and Wine 2011 si è concluso nel migliore dei modi, ed è arrivato il momento di esprimere la nostra riconoscenza a tutti coloro che hanno contribuito al raggiungimento di questo bel successo. Il nostro grazie va innanzitutto alle numerosissime persone che sono venute a trovarci, così attente ed entusiaste! Agli espositori che hanno arricchito l'evento con le loro orchidee migliori ed ai coltivatori hobbisti che ci hanno stupiti per la qualità delle piante messe in mostra. Ringraziamo in modo particolare Guido Diana, per la preziosa competenza di giudice nell'assegnazione di ben 45 medaglie AIO (Associazione Italiana di Orchidologia), e Guido De Vidi di Orchids Club Italia, per la generosa collaborazione e i magnifici esemplari esposti. Ma non possiamo certo dimenticare i nostri soci ATO, che hanno lavorato ad organizzare l'evento, e tra questi coloro che hanno costruito con abilità e pazienza il grande vascello, l'originale scenografia che ha ospitato le orchidee. Un rigraziamento anche agli organizzatori di Mezzocorona Expò a alla Cantina Rotari, che ci ha ospitato. Siamo veramente soddisfatti di questo risultato, frutto di un buon lavoro di gruppo e di tanta passione! L'unico rammarico? Che Joseph Warscewicz, il cacciatore d'orchidee, non abbia potuto ammirare la sua Cattleya gigante in fiore, collocata nell'esposizione in posto d'onore! Grazie ancora a tutti e... ARRIVEDERCI AD ORCHIDS AND WINE 2013 !!! Il direttivo ATO Invito a Orchids and Wine 2011 28/04/2011
Per il secondo anno consecutivo l’Associazione Trentino Orchidee vi invita a partecipare ad Orchids and Wine, mostra mercato internazionale di orchidee, che si terrà a fine maggio a Mezzocorna (TN). La nostra giovane Associazione è nata nel 2008 e nell’arco di tre anni è cresciuta, arrivando a contare quasi un centinaio di adesioni in Trentino ed anche in altre regioni d’Italia, ed è maturata proprio come un’orchidea sana e forte. Orchids and Wine costituisce il nostro fiore all’occhiello, è una manifestazione nella quale abbiamo deciso di investire molto: passione, tempo, energie, idee. Il successo di pubblico ottenuto l’anno scorso alla prima edizione, ci ha stimolati a riproporre quest’anno l’evento, ma non si tratterà certo di una semplice ripetizione. Uno dei cardini del nostro lavoro è infatti l’idea che si debba sempre fare di più, migliorare, offrire qualcosa di veramente nuovo e di culturalmente stimolante. Questo è proprio il cuore del nostro impegno: vogliamo offrire una mostra ricca e curata, ottime possibilità di acquisto, ma anche la possibilità di approfondire, imparare, di stupirsi e confrontarsi. Le mostre mercato internazionali sono molto importanti proprio perchè danno la possibilità anche ai piccoli appassionati hobbisti di inserirsi in un ricco flusso di informazioni e di idee, di confrontarsi con saperi ed esperienze che provengono anche da altre regioni italiane ed europee, di trovare piante particolari. Orchids and Wine 2011 offrirà al pubblico molto più di una grande mostra. Sarà possibile seguire gratuitamente un corso base sulla coltivazione delle orchidee più comuni tenuto da alcuni esponenti dell’ATO, ed introdotto da Guido De Vidi di “orchids.it”, uno dei massimi esperti italiani. E’ importante anche segnalare la presenza dell’AIO, Associazione Italiana di Orchidologia, con il presidente Guido Diana che si occuperà di valutare le orchidee esposte e di assegnare le medaglie AIO. Vogliamo infine ribadire l’importanza di essere presenti all’inaugurazione della mostra che si terrà venerdì 27 maggio, alle ore 19. I presenti potranno assistere ad un “evento nell’evento”, che li proietterà in modo del tutto originale nel mondo della natura e delle orchidee. Per ulteriori informazioni visitate il sito di Orchids and Wine: http://orchidsandwine.weebly.com/ L’appuntamento è dunque per l’ultimo fine settimana di maggio, a presto! Il direttivo ATO DENDROBIUM WARDIANUM 16/03/2011
16 Marzo 2011 DENDROBIUM WARDIANUM di Claudio Frenez Orchidea che è diffusa soprattutto in India, nella pedemontana himalayana del Sikkim e sulle colline della valle del Brahmaputra nell'Assam, ma anche più ad est in Birmania, nelle regioni montuose della Thailandia nord-occidentale e fino alla provincia dello Yunnan nel sud-est della Cina. La pianta vive solitamente epifita sugli alberi di foreste miste o decidue ad un'altitudine compresa fra i 1.000 ed i 2.000 m s.l.m., mentre in Cina cresce su pendii rocciosi e falesie. Questi habitat – seppur molto luminosi - hanno una costante copertura di nuvole da maggio ad ottobre. Si consiglia, quindi, di evitare in questi mesi di esporre la pianta al sole diretto. L'escursione termica è sempre molto ampia e può arrivare, addirittura, ai 15-18° C di differenza fra la temperatura max. diurna e quella min. notturna nei mesi fra dicembre ed aprile (max. diurna 28-22°C / min. notturna 7-10 °C), mentre in estate ed in autunno non scende comunque mai sotto gli 8 °C di differenza. Il tasso di umidità rimane sempre molto elevato in estate ed in autunno (circa 80%), mentre in inverno e primavera decresce gradualmente fino ad un minimo del 60%. Le precipitazioni sono quelle tipiche dei regimi monsonici, con inverni secchi e lunghe estati a grande piovosità (fino a 300 mm in settembre). Quando la pianta, verso aprile, riprende il suo ciclo vegetativo, si raccomanda di utilizzare un fertilizzante ricco in azoto per sei fertilizzazioni nell'arco di circa 45 gg., per passare poi ad usare per tutta l'estate un fertilizzante bilanciato. Per indurre la possibile fioritura fra gennaio e aprile, si dovrà passare poi ad un fertilizzante ad alto titolo in fosforo da utilizzare per quattro fertilizzazioni in un periodo di 60 gg. Il periodo di riposo parte da novembre e si protrae fino alle prime avvisaglie di fioritura. In questo intervallo si dovranno sospendere le fertilizzazioni e massimizzare l'esposizione alla luce e l'escursione termica esponendo le piante a delle temperature notturne di ca. 8-10 °C. Le annaffiature andranno sospese in favore di qualche rara nebulizzazione. Questo D. wardianum è entrato nella mia collezione tre anni fa, acquistato molto piccolo in occasione della mostra mercato di Planegg, in Germania. Nei primi due anni mi sono impegnato a farlo crescere ricreando e mantenendo le sue esigenze colturali e al suo terzo anno ha premiato i miei sforzi regalandomi una canna abbastanza forte e matura per arrivare alla sua prima fioritura di tre fiori che, rispettando le caratteristiche del D. wardianum, si sono fatti ammirare tutti i giorni per più di un mese. In questo momento sta crescendo una nuova canna che sto annaffiando e fertilizzando a dovere, sperando che nella prossima primavera mi regali altri dei sui splendidi fiori, che diffondono anche un leggero profumo. Un saluto, Claudio ANGRAECUM SESQUIPEDALE 14/02/2011
14 Febbraio 2011 ANGRAECUM SESQUIPEDALE anche detto “Stella di Betlemme” di Claudio Frenez Quando Charles Darwin nel 1800 scoprì nelle umide foreste del Madagascar questo bellissimo Angraecum, non potè fare a meno di ipotizzare che l'insetto impollinatore dovesse necessariamente avere una proboscide lunga tanto da poter raggiungere il nettare contenuto in fondo allo sperone, lungo ben 30 cm o più. In effetti solo dopo la sua morte fu scoperta una falena notturna, la "Xanthopan morganii", provvista di un apparato succhiatore abbastanza lungo da raggiungere il prezioso nettare. Si tratta di un esempio perfetto di dipendenza reciproca fra orchidea ed insetto impollinatore, e in questo rapporto esclusivo l'estinzione di uno porterebbe inevitabilmente all'estinzione dell'altro (almeno nei siti naturali di crescita). Il mio Angraecum, acquistato in occasione di Orchids and Wine 2010, è entrato dunque nella mia collezione circa un anno fa. E' rimasto tutta l'estate appeso ad una ramo di betulla, esposto alla stessa intensità di luce delle Cattleya e delle Wanda, ricevendo anche un po' di sole diretto nelle prime ore del mattino. Ho annaffiato e fertilizzato con frequenza tale da non lasciar asciugare troppo la corteccia in cui sono contenute le sue grosse radici, ed ho fatto molta attenzione a non lasciare ristagni d'acqua nelle ascelle delle foglie. Le temperature non devono mai scendere al di sotto dei 15°, ed al momento di ritirarlo in casa è necessario garantite anche per i mesi d'autunno/inverno la maggior quantità di luce possibile. Rispettando queste regole, nel tardo autunno vedremo spuntare uno stelo che può portare uno, due od anche tre fiori a forma di stella dal profumo intenso. La prima fioritura in veranda ha prodotto un profumo talmente forte da risultare quasi nauseante! Purtroppo però il mio povero Angraecum non sa che lo sforzo per attirare la falena “Xanthopan morganii” qui in Trentino è completamente vano... ma non è vana la mia grande soddisfazione nel vedere una delle più belle orchidee africane svilupparsi e produrre le sue stelle! Un saluto Claudio PHALAENOPSIS MANNII 23/01/2011
23 Gennaio 2011 PHALAENOPSIS MANNII (Rchb.f 1871) di Lia Nesler e Giovanna Eccher E’ una Phalaenopsis botanica di medie dimensioni, scoperta e raccolta per la prima volta dal tedesco Gustave Mann nel 1868 nella foresta himalayana. Questa specie è diffusa nelle foreste della regione indiana e del sud-est asiatico, dove trova il suo habitat ideale in altitudini comprese tra i 500 e i 1400 msl. Ciò la rende particolarmente resistente anche a temperature piuttosto basse (sopporta bene 7°C di temperatura minima, ma nel suo habitat naturale eccezionalmente la temperatura può anche scendere sotto zero). Le massime diurne, invece, si aggirano per tutto l’anno tra i 22 e i 32°C. In queste regioni l’umidità non scende normalmente sotto al 50% e durante la stagione delle piogge (estate) si arriva anche ad un tasso del 90%. La piantea cresce , epifita, a 4-5 metri dal suolo riparata dalle fronde degli alberi. Una pianta adulta di Phalaenopsis manii presenta in media 4-5 foglie ovali, dalla punta abbastanza acuta, di colore verde pallido, più o meno puntinato soprattutto verso l’attaccatura basale. In condizioni ottimali di coltivazione può produrre nell’arco dell’anno fino a 4-5 steli, anche ramificati, ognuno dei quali porta diversi fiori delicatamente profumati. Gli steli sono abbastanza corti e robusti in confronto al altre specie di Phalaenopsis, e i fiori hanno un caratteristico colore giallo ocra macchiato con punti e striature che vanno dal marrone al lilla. I petali, di forma affusolata e appuntita, sono molto carnosi e lucidi, la colonna è di un giallo molto intenso, mentre il labello può variare dal bianco al giallo. Nella nostra collezione di Phalaenopsis manni, la varietà "mahogani" e la “flava”, si sono rivelate tra le più generose. La coltivazione casalinga non è complicata. Nella nostra esperienza abbiamo notato che è importante è saper dosare correttamente l’umidità in relazione alla temperatura. Le annaffiature e le nebulizzazioni vanno molto moderate nei mesi invernali, quando le temperature minime in casa scendono anche a 16-17°C, e vanno gradualmente aumentate con l’arrivo della bella stagione. Nei mesi invernali è però necessario integrare la scarsa luce naturale, con qualche ora di luce artificiale. In estate le collochiamo all’aperto, in posizione ombreggiata e riparata dalle intemperie, dove le piante reagiscono molto bene, purchè si provveda ad annaffiare e concimare frequentemente, e a nebulizzare più volte al giorno. Abbiamo notato che le mannii sono tra le prime Phalaenopsis ad emettere gli steli e le fioriture si possono prolungare fino a un massimo di tre mesi. In commercio si possono trovare diverse varietà, tutte stupende, più o meno colorare e profumate. La nostra preferita è la Phalaenopsis mannii var. ”mahogani”, per il caratteristico profumo (un po’ affumicato) e per il colore particolarmente intenso e lucido. Consigliamo quindi a tutti di provare la coltivazione di questa botanica abbastanza facile, bellissima e generosa. Un saluto a tutti e buona coltivazione, Lia e Giovanna DENDROBIUM ABERRANS 27/12/2010
27 Dicembre 2010 DENDROBIUM ABERRANS Schltr. di Moser Ugo Questa adorabile miniatura appartenente al genere dei Dendrobium, sezione Latouria, è originaria della parte orientale dell’isola di Papua Nuova Guinea. Cresce epifita sui tronchi d’albero o tra il muschio e le felci nelle foreste, tra i 300 ed i 1.900 metri di altitudine, dove l’ambiente è caratterizzato da piogge durante tutto l’anno e da un'umidità elevata e costante. La pianta ha dimensioni molto contenute e compatte: gli pseudobulbi sono tondeggianti, di forma molto affusolata e possono raggiungere i 20 cm di lunghezza ed 1 cm di diametro. Sull'apice portano 2 o 3 foglie di forma ovale tra i 4 ed i 10 cm di lunghezza ed i 3 cm di larghezza. Le inflorescenze sono pendule e nascono dall’apice dei nuovi e dei vecchi fusti portando da 2 a 6 fiori di piccola dimensione, di color bianco scintillante o leggermente rosato, che possono raggiungere al massimo il centimetro e mezzo. La fioritura si concentra principalmente in inverno ma può avvenire anche durante tutto l’anno ed i fiori hanno una durata di circa 3 settimane. Può essere coltivato montato su zattera oppure in vaso, con un composto ben drenato che però garantisca umidità costante alla pianta. La pianta va mantenuta umida e concimata per tutto il periodo di crescita, non necessita di un periodo di riposo ma solo di una riduzione delle innaffiature e concimazioni subito dopo la fioritura. Il Dendribium aberrans sistemato in una posizione molto luminosa ma senza il sole diretto almeno per le ore centrali della giornata. si tratta di una pianta da serra intermedia: temperature minime notturne che possono scendere fino ai 13 gradi e temperature diurne tra i 18 e i 21 gradi. Ho acquistato questa interessante orchidea a Padova nel febbraio del 2009. La tengo ancora nel suo vaso originario con bark molto grosso che mi consente di mantenere il composto ben drenato. Attualmente la coltivo nella serretta, concimandola settimanalmente con un concime bilanciato (20-20-20), ma ho anche provato a coltivarla all’esterno nei mesi estivi e non mi ha dato nessun problema. Essendo provvista di pseudobulbi può contare su delle riserve proprie per sopperire a qualche leggera dimenticanza nelle annaffiature. Consiglio la coltivazione a tutti per le dimensioni ridotte di questa pianta che consentono di trovargli facilmente un posto vicino alle finestre nelle nostre case e per le soddisfazioni che saprà regalare in cambio delle poche cure che richiede nella sua coltivazione. Un saluto a tutti, Ugo DENDRODIUM HETEROCARPUM 07/12/2010
07 Dicembre 2010 DEN. HETEROCARPUM di Claudio Frenez In questo periodo, appena metto piede in serra, vengo letteralmente inondato dal dolcissimo e indescrivibile profumo dei fiori di questo interessante e tutto sommato facile Dendrobium. In natura esso cresce nelle basse e medie foreste che dalla Cina, che si estendono fino al sud est asiatico, dall’Himalaya, al Nepal, alla Thailandia, al Borneo, e si innalzano dai 100 fino ai 1800 metri s.l.m. Si tratta di foreste primarie, cioè mature e quasi intatte, nelle quali gli ecosistemi conservano ancora un altissimo grado di biodiversità. Io coltivo quest’orchidea montata su zattera. In primavera ed estate annaffio abbondantemente con acqua piovana e fertilizzo una volta in settimana con un concime bilanciato della ditta Peters. Durante questi mesi le nuove vegetazioni, solitamente due, devono raggiungere la loro maturazione chiudendo l’apice vegetativo, solo così saranno pronte alla fioritura. Questa avverrà solo dopo che avremo sospeso le fertilizzazioni azotate a favore di quelle più ricche di fosforo, diminuito in modo graduale le annaffiature, e contemporaneamente aumentato l’esposizione luminosa. Delle leggere nebulizzazioni sulle canne saranno sufficienti a mantenerle abbastanza turgide, senza compromettere l’induzione a fiore. Sulla mia pianta i primi bottoni sono apparsi con temperature minime notturne sui 16/17 gradi e diurne sui 24. Da questo dato possiamo capire che il Dendrobium Heterocarpum non appartiene alla categoria che gradisce minime basse, come il D. nobile, ma preferisce delle temperature minime decisamente superiori. Con questi semplici accorgimenti riusciamo a ricreare le condizioni ideali per una sorprendente e profumatissima fioritura. Provare per credere! Un saluto, Claudio. | INDICE:All Come funziona?Per leggere i commenti cliccare su "Comments".
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